La discussione e la conseguenti decisioni assunte nell’ultima seduta del Consiglio comunale di Formia in merito ai finanziamenti regionali e comunitari assegnati a suo tempo dalla Regione Lazio, assumano caratteri ibridi che rasentano un vero e proprio “falso ideologico”. Sono stati omessi, dichiara D’Arco, informazioni ed atti tecnici e amministrativi che meriterebbero una seria indagine amministrativa e contabile, sia da parte della Regione Lazio che da parte dell’Unione Europea, nonché, della Corte dei Conti.
Sulla ex Di Donato sono stati perpetrati usi ed abusi incredibili, sia sul versante amministrativi che sul versante dei finanziamenti, situazioni tutte stravolgenti rispetto agli scopi ed ai progetti presentati agli Enti finanziatori.
Infatti su tale complesso immobiliare sono stati già spesi, da parte del comune di Formia, circa 1 milione 500 mila euro (cofinanziamento Regione – Unione Europea) per la realizzazione di un Laboratorio multimediale e di un Archivio storico documentale; servizi mai realizzati!
Inoltre, successivamente al passaggio di gestione dell’immobilecomunale alla ex IPAB di Gaeta, sono stati acquistati terreni per oltre 300 mila euro a valere su un altro finanziamento regionale di circa 3 milioni di euro destinati invece alla realizzazione della “Casa dell’Emigrazione“ per gli italiani emigrati nel mondo (!?); finanziamento assegnato dall’Assessorato regionale ai Servizi sociali gestito a suo tempo dall’ex Assessore Aldo Forte. Insomma stiamo parlando di progetti e finanziamenti diversi sullo stesso immobile con destinazioni d’uso diverse!
Si tratta, afferma D’Arco, di una situazione davvero Kafkiana su cui bisogna,una volta per tutte, fare chiarezza fino in fondo e smetterla di scaricare responsabilità proprie sulle spalle della Regione Lazio e smetterla, soprattutto, di strumentalizzare e illudere vergognosamente i cittadini formiani ed in particolare il Comitato civico di Castellone il quale rivendicano, giustamente, la salvaguardia dei finanziamenti e l’effettivo recupero di un importane complesso immobiliare pubblico di grande valore storico-architettonico, molto significativo anche per rivitalizzazione del centro storico della nostra città.
Per questo,conclude D’Arco, ritengo necessario ed urgente un intervento tempestivo e chiarificatore della Regione Lazio e degli altri Enti preposti alla tutela del patrimonio pubblico circa la corretta e trasparente utilizzazione dell’immobile in questione e delle risorse finanziarie assegnate (al Come e all’IPAB) che appaiono chiaramente “malamente” utilizzate e/o sperperate per altri scopi non strettamente attinenti a reali valenze sociali e culturali.
F.to Silvio D’Arco